Size Obsession
Reading from

Size Obsession

13 chapters • 0 views
Il confine superato
8
Chapter 8 of 13

Il confine superato

Flavio e marco continuano finche non passano a marco che penetra flavio. Luca si aggiunge dopo averl iguardati scopare mentre annusava i loro piedi. Alla fine mentre marco sta prendendo flavio nella posizione missionario luca sale su flavio e si impala sul suo cazzone.

Il letto stretto della roulotte gemeva sotto il peso di Marco, le sue anche enormi che si muovevano in un ritmo lento, spietato, ogni spinta che faceva sobbalzare le pareti sottili. Flavio era piegato in avanti, le mani che afferravano il lenzuolo umido, la faccia sepolta nel cuscino mentre i suoi gemiti ne uscivano spezzati, strozzati.

"Così," ringhiò Marco, la voce bassa e roca, le sue dita che stringevano i fianchi di Flavio. "Prendilo tutto."

Luca stava immobile vicino alla porta, il suo corpo premuto contro il telaio freddo, gli occhi incollati alla scena. Non era entrato. Non era uscito. Era semplicemente lì, un testimone muto che sentiva il calore salire dentro di sé come una marea che non poteva fermare.

I piedi di Marco erano piantati sul pavimento di linoleum consumato, le dita enormi che si aggrappavano alla superficie per trovare appoggio a ogni spinta. Taglia 52. Larghi, spessi, con gli archi alti e le dita forti che si muovevano mentre i muscoli delle sue gambe lavoravano. Il sudore li rendeva lucidi, e l'odore — quello odore di pelle, di polvere della cava, di giornata di lavoro — riempiva l'aria della roulotte come un velo invisibile.

Luca lo sentì sulla lingua prima ancora di rendersene conto. Il sapore dell'aria, il profumo dei piedi di Marco che si mescolava a quello dei piedi di Flavio, agganciati alla vita del gigante, i talloni che premevano nella parte bassa della schiena.

I piedi di Flavio erano più piccoli di quelli di Marco, ma non piccoli — lunghi, ossuti, con le dita che si muovevano a ogni spinta. E il loro odore era diverso. Più intenso. Più selvaggio. Un odore che Luca aveva già assaggiato, che aveva già sentito premuto contro la sua bocca, che gli aveva fatto piegare le ginocchia senza che potesse impedirlo.

"Marco..." Flavio ansimò, il suo corpo che tremava. "Dio, Marco..."

"Zitto." La voce di Marco era un comando, non una richiesta. La sua mano si spostò dalla vita di Flavio ai suoi capelli, afferrandoli e tirando indietro la testa. "Prendi quello che ti do."

Luca sentì il suo respiro accelerare. Il suo corpo era in fiamme, il suo cazzo già duro contro i pantaloni, e non poteva fare a meno di pensare a come sarebbe stato essere lì, al posto di Flavio. O accanto a lui. O sotto entrambi.

La roulotte scricchiolò quando Marco cambiò angolo, il suo peso che si spostava, i suoi piedi che si riposizionavano sul linoleum. Le dita enormi si piegarono, affondando nella superficie, e Luca vide il tendine del collo di Marco contrarsi mentre spingeva più forte.

"Senti come ti prendo," mormorò Marco, il suo respiro caldo sulla nuca di Flavio. "Senti come ti apro."

Flavio gemette, un suono che era insieme supplica e resa, le sue mani che strappavano il lenzuolo mentre il suo corpo si arrendeva completamente a quello che gli veniva fatto.

E Luca guardava. Non poteva fare altro. Non poteva muoversi, non poteva parlare, non poteva distogliere lo sguardo. Era come se i suoi piedi fossero incollati al pavimento, il suo corpo che vibrava al ritmo delle spinte di Marco.

L'odore era ovunque. Il sudore dei loro corpi, la polvere della cava che si era incastrata nei pori della loro pelle, il muschio penetrante dei loro piedi. Luca lo respirò a pieni polmoni, sentendolo scendere nei suoi polmoni come un farmaco, e il suo cazzo pulsò contro la cerniera dei pantaloni.

Una parte di lui — la parte razionale, quella che sapeva che Flavio era una minaccia, che aveva cercato di rubargli Marco — urlava di scappare. Ma un'altra parte, quella più profonda, quella che non poteva negare, era ipnotizzata. Era il corpo di Marco a muoversi così, a possedere. Era la forza di Marco a piegare Flavio, a ridurlo a un insieme di gemiti e di pelle sudata.

E i piedi. I piedi di Marco, piantati sul pavimento, che lavoravano così duramente. Luca li aveva adorati, li aveva baciati, li aveva annusati fino a sentirsi girare la testa. Ma vederli così — usati, potenti, che sostenevano il peso del suo gigante mentre lo scopava — era una cosa completamente diversa.

"Guarda come ti muovi," disse Marco, la voce bassa e piena di una soddisfazione feroce. "Guarda come ti arrendi."

Flavio non rispose. Non poteva. La sua faccia era sepolta nel cuscino, i suoi respiri spezzati, e le sue gambe tremavano mentre il suo corpo veniva scosso da ogni spinta di Marco.

Il suono della pelle che batteva sulla pelle riempiva la roulotte, un ritmo umido e incessante. Il letto cigolava, le pareti sottili vibravano, e la lanterna appesa al soffitto oscillava, proiettando ombre danzanti sulle pareti di metallo.

Luca si accorse che la sua mano era andata alla cerniera dei suoi pantaloni senza che lui glielo avesse detto. Le sue dita la aprirono lentamente, quasi contro la sua volontà, e il suo cazzo si liberò, duro e pulsante, nella sua mano.

Non dovrei. La voce nella sua testa era debole, soffocata dal calore che gli riempiva il petto. Non dovrei guardare. Non dovrei toccarmi. Non così.

Ma le sue dita si chiusero intorno al suo cazzo, e un gemito sottile gli sfuggì dalle labbra.

Marco alzò la testa. I suoi occhi incontrarono quelli di Luca, e per un secondo il mondo si fermò. Non c'era giudizio in quello sguardo. Non c'era rabbia. Solo una domanda silenziosa, la stessa che aveva fatto prima, quando Flavio era in ginocchio davanti a lui.

Vuoi unirti? O vuoi guardare?

Luca non rispose. Non poteva. La sua mano continuò a muoversi, lenta, quasi senza che lui se ne accorgesse, mentre i suoi occhi restavano incollati a Marco, al suo corpo enorme che si muoveva su Flavio, ai suoi piedi piantati sul pavimento.

Marco sorrise. Fu un sorriso lento, caldo, che non raggiunse i suoi occhi — o forse sì, forse lo raggiunse, forse era un sorriso di approvazione, di incoraggiamento. Poi si chinò su Flavio, il suo petto che premeva contro la sua schiena, e sussurrò qualcosa che Luca non sentì.

Flavio annuì, i suoi occhi chiusi, il suo corpo che tremava. E Marco si raddrizzò, le sue mani che afferravano i fianchi di Flavio, e riprese a muoversi. Più forte. Più profondo. Ogni spinta che faceva sobbalzare il letto, che faceva vibrare le pareti, che faceva gemere Flavio in un modo che era insieme piacere e supplica.

Luca strinse la presa sul suo cazzo, il suo pollice che sfiorava la punta bagnata. Il calore gli saliva su per la spina dorsale, gli riempiva la testa, gli annebbiava i pensieri. E l'odore — quell'odore di piedi, di sudore, di sesso — era ovunque, lo avvolgeva, lo soffocava, lo faceva impazzire.

I piedi di Flavio si mossero, le dita che si piegavano e si distendevano a ogni spinta di Marco. Erano vicini al viso di Luca, così vicini che avrebbe potuto allungare una mano e toccarli. Avrebbe potuto chinarsi e annusarli, sentire quell'odore selvaggio che lo aveva già fatto inginocchiare una volta.

Non lo fece. Non ancora.

"Più forte," ansimò Flavio, la voce rotta. "Ti prego, Marco, più forte..."

Marco ubbidì. Le sue anche si mossero più veloci, ogni spinta che faceva sobbalzare il corpo di Flavio, che lo spingeva contro il materasso, che lo faceva gemere in un modo che era quasi un urlo. Il suono della pelle che batteva sulla pelle era diventato un ritmo frenetico, e la roulotte sembrava sul punto di crollare.

Luca sentì il suo respiro accelerare. La sua mano si muoveva più veloce sul suo cazzo, il calore che gli saliva, che gli riempiva il ventre, che gli faceva stringere i denti. Il suo corpo sapeva quello che la sua mente non voleva ammettere.

Voleva essere lì. Voleva essere tra loro. Voleva sentire l'odore dei loro piedi, sentire il peso del loro desiderio, essere riempito e posseduto come Flavio in quel momento.

Le dita di Marco si strinsero sui fianchi di Flavio, lasciando segni rossi sulla pelle sudata. Il suo respiro era diventato pesante, irregolare, e i suoi occhi erano fissi sul punto in cui i loro corpi si univano.

"Sto per venire," ringhiò Marco, la voce bassa e piena di una promessa. "Ti riempio, Flavio. Ti riempio tutto."

Flavio gemette, un suono che era insieme supplica e resa, il suo corpo che si tendeva, che si arrendeva completamente. E Marco spinse una volta, due, tre — ogni spinta più profonda della precedente — e poi si fermò, il suo corpo che tremava, un gemito gutturale che gli sfuggì dalle labbra mentre veniva.

Luca sentì il suo stesso corpo rispondere, il suo cazzo che pulsava nella sua mano, il calore che gli saliva, che gli riempiva la testa. Ma non venne. Non ancora. Voleva aspettare. Voleva vedere.

Marco si ritirò lentamente, il suo respiro pesante, il suo corpo coperto di sudore. Si guardò intorno, i suoi occhi che trovarono Luca, che lo guardavano con una fame che non poteva nascondere.

"Vieni qui," disse Marco, la voce bassa, roca. "Vieni qui, Luca."

Luca sentì le sue gambe muoversi prima ancora che la sua mente potesse decidere. Attraversò la roulotte, il suo corpo che tremava, il suo cazzo duro che spuntava dai pantaloni aperti. Si inginocchiò accanto al letto, il suo viso vicino ai piedi di Flavio, che pendevano dal bordo del materasso.

E annusò.

L'odore colpì il suo cervello come un pugno. Era l'odore di Flavio — acido, selvaggio, intenso — mescolato a quello del sudore e del sesso. Era l'odore che lo aveva già fatto inginocchiare, che lo aveva fatto aprire la bocca, che lo aveva fatto perdere ogni controllo.

Il suo cazzo pulsò, una goccia di liquido che gli macchiò i pantaloni. E Marco guardava, i suoi occhi scuri che brillavano in un modo che Luca non aveva mai visto prima.

"Senti com'è buono, vero?" mormorò Marco, la voce bassa. "Senti come sa di lui."

Luca annuì, il suo viso premuto contro la pianta del piede di Flavio, il suo naso che affondava nella pelle sudata. L'odore era inebriante, inebriante, e non poteva fare a meno di leccare — un gesto lento, quasi involontario — che fece sussultare Flavio.

"Sì," sussurrò Flavio, la voce rotta. "Sì, Luca, così..."

Marco si spostò, il suo corpo enorme che si muoveva sul letto, e Luca lo vide girare Flavio sulla schiena. Flavio non resistette. Il suo corpo era molle, arreso, mentre Marco lo sistemava sul materasso, le sue gambe che si alzavano, che si piegavano sulle spalle del gigante.

Le caviglie di Flavio si incrociarono dietro il collo di Marco, e Marco si sistemò tra le sue gambe, il suo cazzo ancora duro, ancora pulsante, che premeva contro l'ingresso di Flavio.

"Guarda, Luca," disse Marco, la voce bassa e piena di una promessa. "Guarda come lo prendo."

E spinse.

Flavio gemette, un suono che era insieme piacere e sorpresa, le sue mani che afferravano le lenzuola mentre Marco si muoveva dentro di lui. La posizione era diversa — più profonda, più intima — e Luca poteva vedere tutto: il viso di Flavio, contratto dal piacere, il corpo di Marco, coperto di sudore, i loro piedi che si toccavano, che si intrecciavano.

L'odore dei loro piedi si mescolava, saliva nell'aria, riempiva la roulotte. E Luca era lì, in ginocchio, a guardare, a respirare, a desiderare.

La porta della roulotte scricchiolò.

Luca alzò lo sguardo. La sagoma di Flavio si stagliava sulla soglia, i suoi occhi che brillavano nella penombra. Non era entrato. Non era uscito. Era semplicemente lì, un testimone muto che sentiva il calore salire dentro di sé come una marea che non poteva fermare.

Comments

Be the first to share your thoughts on this chapter.

Il confine superato - Size Obsession | NovelX